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I Padri della Grafica italiana: Steiner



A costo di passare per melodrammatico voglio cominciare questo articolo citando l’iscrizione sulla tomba: Albe Steiner partigiano.
Non è possibile – o, per meglio dire, non avrebbe senso -, infatti, separare l’opera di questo maestro dalla sua consapevolezza di uomo calato nella propria realtà politica e sociale; e tutte le testimonianze che si sono raccolte nei decenni non prescindono mai da questa lettura della biografia e dell’opera.

“Tutta l’attività di Albe Steiner è stata imperniata sopra un’attenta e costante pratica del suo lavoro professionale, ma d’un lavoro sempre volto a un fine artistico e insieme educativo, politico, morale. (…) per Albe Steiner il concetto d’un’“arte per l’arte” di romantica memoria era stato sempre impensabile, sin dagli anni, credo, dell’adolescenza. (…) Albe aveva una concezione del suo futuro lavoro che era impostata sopra una consapevolezza dell’interdipendenza tra attività artistica e attività politico-sociale.” Gillo Dorfles, Albe Steiner. Comunicazione visiva, Firenze, Alinari, 1977.

“…egli credeva nel suo lavoro con una serietà e una passione assolute, in tutta la sua visione del mondo; la sua morale attiva, la sua passione pedagogica, il suo entusiasmo li esprimeva nel suo lavoro.” Italo Calvino, Il segreto di A. Steiner, l’Unità, 3 settembre 1974

“Aveva il gusto innato delle cose belle, dell’arte. E il fanatismo della giustizia.” Pietro Caleffi, Albe Steiner. Comunicazione visiva, Firenze, Alinari, 1977.

“Ogni cosa aveva un senso e soprattutto era concepita come una partecipazione al miglioramento del vivere, un passo avanti per tutti, un avanzamento concreto, una presa di coscienza dei problemi esistenti.”

(Lica Steiner, Premessa all’inventario delle opere dell’Archivio donato al Politecnico di Milano)

Ho voluto dilungarmi in questa raccolta di testimonianze perché credo che non sia corretto descrivere il lavoro di Albe Steiner se non collocandolo nel contesto complessivo, fatto di storia (ci vorrebbe la maiuscola…), di idee e di relazioni.

E poi c’è la grafica.

Nome di punta dello Studio Boggeri dal 1933 al ’39, Steiner mise a frutto gli insegnamenti razionalisti e bauhausiani e seppe elaborare i riferimenti ad Astrattismo e Costruttivismo, sintetizzando uno stile estremamente personale in cui rigore, dinamismo, segno e fotografia trovano un equilibrio inconfondibile.
Ogni elemento del progetto è funzionale al raggiungimento dello scopo sostanziale di tutto il lavoro di Steiner: una chiarezza assoluta, ottenuta con la semplicità propria di un grande lavoro di analisi e di sintesi. Una semplicità che, come nelle parole della figlia Anna, “è il frutto di una complessità risolta”.

Negli stessi anni fonda lo Studio Las con la moglie Lica, partner che condividerà i progetti, gli ideali e le avventure di una vita. Sono degli anni successivi i lavori per la rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini, per la Triennale di Milano, La Rinascente, nonché Olivetti, Agfa, Coop, Pirelli o Einaudi. Ogni progetto dimostra infallibilmente l’idea di Steiner del grafico in quanto figura calata nel sociale, completamente immersa nella propria funzione etica e civile. Non c’è dicotomia neppure tra il lavoro prettamente politico e quello commerciale: lo scopo è comunque quello di trasmettere un messaggio che porti nel destinatario conoscenza e consapevolezza.

Il suo atteggiamento di fronte al progetto farà scuola, tanto in senso figurato quanto letterale, dal momento che la passione pedagogica insita nel suo lavoro lo porterà a vivere diverse esperienze come docente, prima al Collegio Rinascita e poi alla Scuola del Libro della Società Umanitaria (a proposito dello scegliere “da che parte stare”…) di cui sarà direttore e insegnante di progettazione grafica. Terrà innumerevoli corsi presso diverse Università e più Istituti Superiori, compreso l’ISIA di Urbino. Il ruolo sociale del grafico, d’altra parte, non avrebbe potuto essere meglio espresso che di fronte ai banchi di scuola.

“La preparazione dello studente di grafico oggi deve essere quindi più culturale per poter progettare modelli validi per domani […]Grafici non più educati come artefici delle Arti, non più indirizzati al progetto ispirato “al bel pezzo” come il pittore di cavalletto, non più come il “designer” che attraverso il bell’oggetto conforta la società ammalata, […]ma grafici che sentano responsabilmente il valore della comunicazione visiva come mezzo che contribuisce a cambiare in meglio le cose peggiori. Grafici modesti, lavoratori tra masse di gente semplice che ha il diritto di partecipare alla comunicazione, alla cultura, al sapere, alla gestione sociale. Grafici che sentano che la tecnica è un mezzo per trasmettere cultura e non strumento fine a se stesso per giustificare la sterilità del pensiero o peggio per sollecitare inutili bisogni, per continuare a progettare macchine, teorie, mostre, libri e oggetti inutili.” Albe Steiner, Oggi è già domani – In «Linea Grafica», n. 6, 1973 – discorso di apertura dell’anno scolastico della Scuola del Libro della Società Umanitaria.

Nel 1924 Albe Steiner aveva 11 anni ed evidentemente idee molto chiare, sia su cosa avrebbe fatto da grande sia perché…

Nel 1924 Albe Steiner aveva 11 anni ed evidentemente idee molto chiare, sia su cosa avrebbe fatto da grande sia perché…

Naturalmente l'approccio politico della grafica di Steiner ebbe modo, negli anni, di manifestarsi ben più compiutamente. Lo stile, calcolato e partecipe, attinge dalle tante tecniche sperimentate e dominate lungo tutto il percorso progettuale. Elaborazione fotografica, lettering, uso del colore sono sempre pertinenti e funzionali.

Naturalmente l’approccio politico della grafica di Steiner ebbe modo, negli anni, di manifestarsi ben più compiutamente. Lo stile, calcolato e partecipe, attinge dalle tante tecniche sperimentate e dominate lungo tutto il percorso progettuale. Elaborazione fotografica, lettering, uso del colore sono sempre pertinenti e funzionali.

Alla fine della guerra Steiner è chiamato da Elio Vittorini a collaborare al Politecnico come grafico e redattore, ruoli verso i quali ha da subito un approccio di grande impegno e responsabilità. Il progetto della rivista si distingue per la pertinenza e la forte carica di modernità. Ogni soluzione è studiata nel minimo dettaglio e funzionale alla filosofia del settimanale; la leggibilità e la precisione, concettuale prima che estetica, sono canoni imprescindibili di questa esperienza e faranno da punto di riferimento per tutto il lavoro editoriale anche per gli anni a venire.

Alla fine della guerra Steiner è chiamato da Elio Vittorini a collaborare al Politecnico come grafico e redattore, ruoli verso i quali ha da subito un approccio di grande impegno e responsabilità. Il progetto della rivista si distingue per la pertinenza e la forte carica di modernità. Ogni soluzione è studiata nel minimo dettaglio e funzionale alla filosofia del settimanale; la leggibilità e la precisione, concettuale prima che estetica, sono canoni imprescindibili di questa esperienza e faranno da punto di riferimento per tutto il lavoro editoriale anche per gli anni a venire.

Come sempre succede per i grandi maestri della grafica italiana, anche di Albe Steiner ci si sorprende scoprendo, da non addetti ai lavori, come sia autore di lavori che tutti conoscono. Uno di questi è sicuramente il marchio per il Premio Compasso d'Oro che dal 1954 celebra ancora oggi i migliori progetti del design italiano. Un altro… beh, non faccio perdere tempo a nessuno nel descrivere il logo Coop… (oggi lo conosciamo nel ridisegno di Bob Noorda del 1985).

Come sempre succede per i grandi maestri della grafica italiana, anche di Albe Steiner ci si sorprende scoprendo, da non addetti ai lavori, come sia autore di lavori che tutti conoscono.
Uno di questi è sicuramente il marchio per il Premio Compasso d’Oro che dal 1954 celebra ancora oggi i migliori progetti del design italiano. Un altro… beh, non faccio perdere tempo a nessuno nel descrivere il logo Coop… (oggi lo conosciamo nel ridisegno di Bob Noorda del 1985).

La vastissima produzione di Steiner dimostra, ove ce ne fosse bisogno, l'estrema versatilità dello stile. Questa è continuamente alimentata dalla grande curiosità per le tecniche e i linguaggi, dal gusto per la sperimentazione che si nutre attraverso l'umiltà di un'apertura mentale davvero unica. Per Albe solo l'atteggiamento culturale non era mai in discussione…

La vastissima produzione di Steiner dimostra, ove ce ne fosse bisogno, l’estrema versatilità dello stile. Questa è continuamente alimentata dalla grande curiosità per le tecniche e i linguaggi, dal gusto per la sperimentazione che si nutre attraverso l’umiltà di un’apertura mentale davvero unica. Per Albe solo l’atteggiamento culturale non era mai in discussione…

Paolo Biagini

Art Director PAGINA

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